Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede resta al suo posto e il governo di Giuseppe Conte è salvo. Per ora, perché Matteo Renzi può staccare la spina quando vuole. L'Aula del Senato ha respinto le due mozioni di sfiducia chieste dall'opposizione (131 favorevoli, contrari 160, un solo astenuto) e da Più Europa (i voti contrari sono stati 158, quelli favorevoli 124, gli astenuti 19).  E Matteo Salvini grida al "mercato di poltrone fra Pd, Renzi e 5 Stelle. Ringraziano i 500 mafiosi e delinquenti usciti dal carcere e i 500.000 clandestini che aspettano la sanatoria, non ringraziano gli Italiani. Insieme a voi li fermeremo e costruiremo un’Italia migliore, promesso", il commento del leader della Lega. 

Renzi tiene in vita il governo e batte cassa. Meloni e Salvini: mercato delle poltrone

 

 

Salvini ce l’ha soprattutto con Matteo Renzi e i colleghi di Italia Viva, che alla fine hanno deciso di confermare la fiducia al governo Conte. Di scambi e favori tra Iv e M5S parla anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che su Facebook scrive: "Dopo che i cinquestelle hanno mollato anche sul no alla regolarizzazione degli immigrati, consentendo la sanatoria indiscriminata per i clandestini proposta dal partito di Renzi, e dopo il lungo colloquio di ieri tra Conte e Maria Elena Boschi per trattare chissà quale altra poltrona, Renzi ha annunciato che difenderà il ministro Bonafede votando contro la nostra
mozione di sfiducia. Che sorpresa. P.S. Renzi se continui così tra un pò avrai più poltrone che voti".

Una mossa per ’sopravvivere' nel governo è il commento del collega di partito di Giorgia Meloni, Fabio Rampelli: "Come volevasi dimostrare, il presidente Conte ha ceduto al ricatto di Renzi per salvarsi". Mentre da Forza Italia è il portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia, Giorgio Mulè, ad affermare che "Matteo Renzi dimostra ancora una volta di chiacchierare tanto e agire poco: Italia Viva ha ammainato e tradito la bandiera del garantismo per sventolare quella del giustizialismo dei Cinque stelle, uniti nel giustizialismo, uniti nella spartizione delle poltrone".

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