capture 154 22052020 110407Manifestazione non autorizzata indetta dal Goia, sotto la Prefettura di Torino: “Se lavorare non è un diritto, pagare le tasse non è più un dovere”

A Torino esplode la rabbia degli ambulanti. Con una manifestazione non autorizzata, dalle 8 del mattino circa 300 persone si sono ritrovate in piazza Castello, fuori dalla Prefettura per manifestare contro le decisioni del Governo reputate troppo penalizzanti e che non consentono loro di lavorare.

Se i banchi alimentari, dopo qualche intoppo, non si sono mai fermati, quelli non alimentari riapriranno mercoledì. A non convincere sono però le regole, reputate troppo restrittive dagli ambulanti: “Questo costringerà la categoria a non poter tornare a svolgere la propria attività in modo corretto e fluido nonostante che la stessa si è offerta di dotarsi dei dispositivi di sicurezza e aiutare le forze dell'ordine a non fare creare assembramenti all'interno dell'area mercatale”.

“Mercati come quelli di Torino, Venaria e Chivasso adotteranno misure restrittive quali la chiusura dell’area, entrate e uscite contingentate, delocalizzazioni delle aree”, spiega Giancarlo Nardozzi, presidente nazionale del Goia. Il dito è inevitabilmente puntato contro il premier Conte: “Il primo ministro ha più volte parlato di ripartenza e convivenza con il virus e riteniamo che il mercato sia il luogo più adatto visto che è all'aria aperta a differenza delle grosse distribuzioni che in questi mesi hanno potuto lavorare nonostante che gli spazi all'interno non sono stati restrittivi come lo si chiede agli ambulanti”.



Da qui la richiesta di aiuti concreti e di misure, soprattutto in vista delle cartelle che a breve torneranno alla ribalta verso attività che ancora non sanno se potranno sopravvivere. “E’ ora di finirla di prenderci in giro, siamo senza lavoro da tre mesi. Non siamo disoccupati, ma le nostre attività sono chiuse. Ci aspettavamo di ripartire il 4 maggio, abbiamo aspettato fino al 18 ma il Dpcm ci dice che dobbiamo tornare al mercato contingentati. La gente a farsi le code sotto il sole se ne va al supermercato. E’ la morte delle piccole partite Iva”, conclude Nardozzi.

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