capture 118 19052020 164438Gentile direttore,
vengo nel leggere a pagina 5 sul Suo giornale, l'articolo: L'Intervista Vincenzo Pipino Il re dei ladri.
Premetto che con il giornalista Maurizio Dianese ho un ottimo rapporto di amicizia, entrambi autori di libri di cronaca da una parte e di autobiografia dall'altra.
Vorrei porre l'accento sul fatto che non fu un'intervista, ma una semplice chiacchierata, come si usa fare tra amici, nel senso lato, cioè; Maurizio che mi chiama dicendomi se ho un alibi, e in seguito informandomi di quanto è successo al Palazzo Ducale. Se fosse stata un'intervista, avrei risposto in maniera diametralmente opposta, o meglio ancora, con un'opinione diversa. Ad esempio non ho pronunciato la frase: L'ultimo furto? Quello di domani. Frase che effettivamente ho detto circa 15 anni fa quando sono stato intervistato a Rai2 da Magalli, allora avevo 60 anni e non 74 e sei mesi, come oggi.

Ciò premesso, inevitabilmente, ho letto l'artico del furto dei gioielli, per curiosità e senza alcun pizzico d'invidia, se solo pensa che in un paese europeo, senza alcun marchingegno e in pieno giorno, ma soprattutto senza usare armi, anzi, armato di solo due mani nude, sono entrato in una gioielleria e mi sono portato via i due kilogrammi di brillanti e una cinquantina di kilogrammi d'oro. Non è un vanto tanto per intenderci!

Mi sarei preoccupato se avessero portato via qualche dipinto di valore. Vero è che sono entrato a Palazzo Ducale nella sala de Censori a prendere, uso un eufemismo, in prestito un quadro perché è stata rispettata la mia volontà per la restituzione che è avvenuta puntualmente, ma soprattutto per evitare che venisse rapinato il museo del settecento di Ca' Rezzonico, uno dei più famosi palazzi di Venezia. E ancora, le monete d'oro del museo Correr, restituite tutte al museo senza d

o ut des. E ancora, questo sì che mi vanto, di aver salvato i dipinti del Bellini sempre al museo Correr. All'epoca mi sono accontentato di una decina di cornici del settecento abbandonati come roba vecchia, non catalogata nelle soffitte del museo.
La mia opinione: il furto dei gioielli non è stato fatto da due kamikaze, anche se per quanto mi riguarda, i ladri si poteva ravvisarli ictu oculi.

Quel tipo di furto mi ricorda quando da bambino aprivo le vetrine dei negozi di San Marco, allargandole con un pezzettino di legno e poi con un fil di ferro tiravo fuori magliette, portafogli e persino una pelliccia, ma come dicevo, ero solamente un bambino.

Due ladri molto capaci, perché secondo la mia opinione hanno studiato molto bene il colpo, colpetto. Sapevano molto bene che le telecamere li avrebbero inquadrati, ma erano sicuri di non essere in seguito riconosciuti. Due sono le ipotesi di facile soluzione: in commercio esistono dei kit per bloccare o mandare in tilt per un paio di minuti gli allarmi come esistono dei kit anche per mandare in tilt le telecamere nel giro di una cinquantina di metri. Per fare questo bisogna conoscere: a) che tipo di allarme; b) che tipo di videocamere. La seconda ipotesi non posso svelarla per non tradire i miei ex colleghi! Dal resto hanno sottratto un centesimo a un miliardario: furto con destrezza, rischio galera minimo.

Quello che mi sconcerta, viceversa, è l'interesse delle forze dell'ordine e la pubblicità, molto spesso pure ingannevole, di voler a tutti i costi arrestare i ladri, soprattutto a spese dei contribuenti. Io ho vissuto un'indagine così in prima persona con il furto del Canaletto, anch'esso tornato a casa senza do ut des; il mio intento allora era che il fu Alberto Falck lo donasse o lo vendesse all'Accademia delle belle arti nostrana, perché ritenevo, a torto, che il dipinto dovesse appartenere alla città di Venezia. Ebbene, quel furto è costato tra indagini, pedinamenti, uso di elicottero ecc. una spesa superiore a cinquecento milioni di lire, sempre soldi dei contribuenti!

Mi chiedo e le chiedo: e quando depredano la pensione delle vecchiette da miseria davanti gli uffici postali? Perché in quel caso non mettono, una volta al mese qualche poliziotto di guardia davanti agli uffici postali, tanto da allontanare i malintenzionati, una specie di spaventaladri?
È altrettanto vero che nella mia vita da ex ladro ho fatto una guerra ai ricchi e sa da dove prendevo il basista? Proprio dal suo giornale, quando ogni anno pubblicavate i vari contribuenti locali.
In realtà esistono anche persone ricche di facciata; ricchi che s'indebitavano per pagare gli operai, quelli li conoscevo e a costoro non avrei rubato nemmeno un centesimo!
Rubare ai ricchi non è peccato, è solamente un reato.
Distintamente,
Ex ladro

di Pipino Vincenzo per www.ilgazzettino.it